BENTORNATI!
Gli Isolani augurano a tutti i lettori un felicissimo 2012 pieno di novità e di tante tante storie!
/ Francesca, Simona, Laura, Valentina, Luca C., Luca P., Irene, Sara, Silvia
a cura della redazione giovani
Lasciamo da parte il buonismo da strapazzo, quello che riempie l’aria in questo periodo dell’anno.
A dicembre L’Isola tenta di ritrovare il senso autentico dell’altruismo indagando il fenomeno del volontariato che ha per protagonisti i giovani. Proprio attraverso le parole di alcuni di loro, vi raccontiamo le peculiarità di tre diverse forme di volontariato: tempi di occupazione, preparazione necessaria, caratteristiche personali richieste…
Speriamo che le loro storie possano essere un esempio e un aiuto per chi vuole mettersi in gioco, perché mettere a disposizione degli altri i propri talenti non è solo un discorso religioso, è un modo per tentare nel nostro piccolo di costruire una società diversa. Buon Natale a tutti!
/Fra. Bar. e Si. Bra.
(pubblicato su Quattro, n. 131, Dicembre 2011)
Francesca, 26 anni, tolti i panni della maestra d’asilo veste quelli di soccorritore della Croce d’Oro: una divisa arancione fosforescente e tanta voglia di fare.
In un momento delicato della sua vita e con il timore di andare alla deriva, nel2008 hadeciso di iniziare questo cammino di volontariato perché, cresciuta con sani valori, voleva finalmente sentirsi utile e impegnata fisicamente e soprattutto psicologicamente. Non avendo però alcun tipo d’esperienza in ambito medico, la paura di non farcela era tanta, ma il suo carattere determinato le ha permesso di vivere un’esperienza, a suo avviso, straordinaria!
«Tutto è iniziato per caso dopo un intervento del 118 ad un familiare – spiega – e da lì i timori sono svaniti perché la curiosità e l’amore per il prossimo hanno preso il sopravvento ed ora mai e poi mai lascerei quella che è diventata la mia seconda famiglia!». Francesca si è subito sentita accolta in un gruppo che, seppur composto da persone di età diversa, riesce a collaborare in ogni situazione: ognuno lascia a casa i propri problemi personali per mettersi a completa disposizione delle persone soccorse.
Ecco allora che ha iniziato un percorso di formazione della durata di 120 ore a cadenza bisettimanale che prevede una prova intermedia a cura degli istruttori della Croce d’Oro ed una finale valutata, invece, dal 118. Quest’ultima è costituita da tre prove (quiz a risposta multipla, soluzione di uno scenario, prova del defibrillatore) superate le quali si ha la certificazione che Francesca ha ottenuto il 18 aprile 2009 e che permette di prendere servizio effettivo, anche se già durante la seconda metà del corso è consentito ad ogni aspirante soccorritore uscire in ambulanza per vivere in prima linea le situazioni di emergenza.
«Serietà, spirito di collaborazione, una buona dose di sangue freddo, ma soprattutto solarità sono alcune delle qualità che un buon soccorritore dovrebbe avere – continua Francesca – perché non basta intervenire tempestivamente, ma bisogna anche saper donare un sorriso a chi, spaventato, ci sta davanti». Non dobbiamo dimenticare che è un tipo di volontariato particolare e, in un certo senso, anche pesante perché viene svolto dopo una lunga giornata di lavoro, e perché ogni volontario che prende sul serio questa missione dovrebbe garantire due notti al mese e almeno un festivo ogni due mesi. «Ma alla fine del turno il “guadagno” è immenso – conferma – perché ti gratifica sapere che il tuo intervento ha aiutato gli altri, e persino la stanchezza passa in secondo piano».
L’ambiente è per lo più giovane e le esperienze vissute sono tra le più varie. Oltre alle notturne di routine, per raccogliere i fondi adeguati al suo mantenimento, la Croced’Oro svolge attività di assistenza sanitaria in feste di quartiere o eventi sportivi (anche a San Siro!) e, cosa curiosa, i più giovani del gruppo hanno persino partecipato ad un concorso di MTV girando in sede un vero e proprio Lib dub (videoclip n.d.r.) tutt’ora in rete!
«Adoro quando ci chiamano “gli angeli della notte”», ci dice con un sorriso, e a pensarci bene è proprio così!
/Laura Misani
Matteo, 24 anni, ha cominciato la propria esperienza come volontario qualche anno fa presso l’associazione “La Grangia” di Monluè che si occupa di accoglienza e integrazione di ragazzi stranieri in Italia. Il progetto nasce nel 1986 a cura del cardinale Martini che, precedendo le problematiche e le esigenze della società attuale, volle una casa di accoglienza per stranieri all’interno della realtà del quartiere Forlanini. Nell’associazione, oltre alle figure fondamentali delle suore e degli operatori, i giovani volontari vestono un ruolo importante per quanto riguarda l’organizzazione delle attività, dei giochi e della scuola di italiano per gli ospiti.
L’esperienza di Matteo è cominciata circa cinque anni fa, in seguito alla proposta di aiutare nella scuola di italiano che si tiene il lunedì e il martedì sera. Pur frequentando Monluè, prima di allora era stato solo animatore all’oratorio di San Nicolao. Contribuire all’accoglienza e all’integrazione dei giovani stranieri in Italia è stato il motivo principale che ha spinto un ragazzo come Matteo a intraprendere questo tipo di percorso. «“La Grangia” accoglie ragazzi stranieri che giungono in Italia alla ricerca di un’opportunità negata nel loro paese d’origine. Penso che debbano essere considerati una risorsa per l’Italia e non un “peso” da sopportare».
Offrire un aiuto a imparare la lingua è la condizione per permettere loro di costruirsi un futuro migliore: «questo è ciò che mi ha spinto a dedicare una sera alla settimana all’insegnamento dell’italiano». Il corso non si svolge attraverso le classiche lezioni frontali, ma si articola più che altro in colloqui personali o dibattiti: l’impostazione della lezione varia a seconda delle diverse personalità e delle esigenze degli ospiti. La scuola è un’occasione fondamentale di incontro tra persone che provengono da “mondi” differenti ed uno degli obiettivi primari è proprio quello di imparare a superare la diffidenza – e la differenza – avendo la possibilità di instaurare nuovi legami.
Parlando delle qualità necessarie a portare avanti un’esperienza come la sua, Matteo è convinto che l’unico requisito sia la voglia di offrire qualcosa di sé a chi ne ha più bisogno. «Personalmente mi ritengo un ragazzo fortunato, ho un lavoro e una famiglia alle spalle che mi ha cresciuto e mi ha permesso di studiare». Da “privilegiato” si sente in dovere di aiutare chi ha avuto meno dalla vita e ha dovuto lasciare il proprio paese e la propria famiglia per cercare un lavoro. Un’esperienza di questo genere garantisce un “guadagno” dal punto di vista umano che non è paragonabile a un compenso in termini economici. Il tempo dedicato a questi ragazzi è totalmente ripagato dal loro affetto e dai loro progressi. «La gratificazione massima è rincontrare qualche “vecchio” ospite de “La Grangia” che mi saluta e mi abbraccia come un fratello. In questo modo mi rendo conto di come un piccolo gesto, l’impegno di una sera a settimana, possa trasformarsi in qualcosa di eccezionale».
/Valentina Bertoli
La Fondazione Banco Alimentare Onlus offre da ormai molti anni la possibilità di fare del volontariato, in particolar modo durante la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare (giunta quest’anno alla sua quindicesima edizione), che ha luogo l’ultimo sabato di novembre.
Il 26 novembre ci siamo quindi recati presso uno dei moltissimi supermercati di zona che aderiscono all’iniziativa, dove abbiamo avuto modo di parlare con Carlo e il suo team di volontari.
Nato nel 1989 per iniziativa di don Luigi Giussani, e affiliata alla Compagnia delle Opere, il Banco Alimentare recupera derrate alimentari in eccedenza, in accordo con l’industria alimentare, la ristorazione e la Grande Distribuzione Organizzata, per poi rifornire gli enti caritativi. Carlo, volontario-responsabile, ci spiega che una caratteristica del Banco è quella di offrire assistenza esclusivamente alle organizzazioni italiane, grazie ad una distribuzione regolata su scala regionale. Per quanto riguarda Milano gli alimenti vengono raccolti nel magazzino regionale della Lombardia, nei pressi di Varese, e da lì smistati ai vari enti del territorio.
In particolare la Colletta Alimentare, nata in Francia, generalmente riscuote un notevole successo, tanto che «le derrate alimentari raccolte nell’arco della sola giornata sono in grado di coprire le necessità fino alla primavera», continua Carlo. Tuttavia pare che quest’anno non si riuscirà a raggiungere la quantità raccolta quello precedente, perché «ci sono stati meno passaggi di persone che vengono a fare la spesa, anche se quelle che arrivano contribuiscono di buon grado». Non sono però dello stesso parere le giovani volontarie di tredici anni che accolgono i clienti all’ingresso del supermercato: «la maggior parte non partecipa – raccontano –, molti dicono che hanno già fatto la spesa in mattinata….viene da chiedersi come mai siano tornati, dato che escono con i sacchetti pieni».
Il reclutamento dei volontari, ci spiega Giovanni, volontario e studente della Bocconi, avviene attraverso le scuole e le università per merito dei professori, delle varie associazioni studentesche e grazie al passaparola. Le iniziative del Banco Alimentare sono però aperte a tutti e per diventare volontario basta compilare l’apposito form sul sito della Fondazione. Dato il tipo d’attività non occorrono particolari doti e, a differenza di altre Onlus, l’impegno richiesto varia a seconda del tempo libero a disposizione.
La gratificazione è però grande, dato che «si risponde ad un bisogno concreto delle persone, che, anche a causa del momento storico che stiamo vivendo, sta crescendo», dice Giovanni. Al punto che Martina, studentessa dell’Ascoli presente con altre quattro compagne di classe, ha passato il giorno del suo compleanno in un supermercato: «è divertente, sono comunque qui con le mie amiche e per di più facciamo qualcosa per aiutare le altre persone. È una cosa bella, ti senti a contatto col mondo».
/Luca Percetti
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