Matteo, 24 anni, ha cominciato la propria esperienza come volontario qualche anno fa presso l’associazione “La Grangia” di Monluè che si occupa di accoglienza e integrazione di ragazzi stranieri in Italia. Il progetto nasce nel 1986 a cura del cardinale Martini che, precedendo le problematiche e le esigenze della società attuale, volle una casa di accoglienza per stranieri all’interno della realtà del quartiere Forlanini. Nell’associazione, oltre alle figure fondamentali delle suore e degli operatori, i giovani volontari vestono un ruolo importante per quanto riguarda l’organizzazione delle attività, dei giochi e della scuola di italiano per gli ospiti.
L’esperienza di Matteo è cominciata circa cinque anni fa, in seguito alla proposta di aiutare nella scuola di italiano che si tiene il lunedì e il martedì sera. Pur frequentando Monluè, prima di allora era stato solo animatore all’oratorio di San Nicolao. Contribuire all’accoglienza e all’integrazione dei giovani stranieri in Italia è stato il motivo principale che ha spinto un ragazzo come Matteo a intraprendere questo tipo di percorso. «“La Grangia” accoglie ragazzi stranieri che giungono in Italia alla ricerca di un’opportunità negata nel loro paese d’origine. Penso che debbano essere considerati una risorsa per l’Italia e non un “peso” da sopportare».
Offrire un aiuto a imparare la lingua è la condizione per permettere loro di costruirsi un futuro migliore: «questo è ciò che mi ha spinto a dedicare una sera alla settimana all’insegnamento dell’italiano». Il corso non si svolge attraverso le classiche lezioni frontali, ma si articola più che altro in colloqui personali o dibattiti: l’impostazione della lezione varia a seconda delle diverse personalità e delle esigenze degli ospiti. La scuola è un’occasione fondamentale di incontro tra persone che provengono da “mondi” differenti ed uno degli obiettivi primari è proprio quello di imparare a superare la diffidenza – e la differenza – avendo la possibilità di instaurare nuovi legami.
Parlando delle qualità necessarie a portare avanti un’esperienza come la sua, Matteo è convinto che l’unico requisito sia la voglia di offrire qualcosa di sé a chi ne ha più bisogno. «Personalmente mi ritengo un ragazzo fortunato, ho un lavoro e una famiglia alle spalle che mi ha cresciuto e mi ha permesso di studiare». Da “privilegiato” si sente in dovere di aiutare chi ha avuto meno dalla vita e ha dovuto lasciare il proprio paese e la propria famiglia per cercare un lavoro. Un’esperienza di questo genere garantisce un “guadagno” dal punto di vista umano che non è paragonabile a un compenso in termini economici. Il tempo dedicato a questi ragazzi è totalmente ripagato dal loro affetto e dai loro progressi. «La gratificazione massima è rincontrare qualche “vecchio” ospite de “La Grangia” che mi saluta e mi abbraccia come un fratello. In questo modo mi rendo conto di come un piccolo gesto, l’impegno di una sera a settimana, possa trasformarsi in qualcosa di eccezionale».
/Valentina Bertoli

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